5 consigli di Helmut Newton

5 consigli di Helmut Newton per un ritratto

 

Ritratto low key di Anthony Hopkins - Helmut Newton

Ritratto low key di Anthony Hopkins – Helmut Newton

 

1. Appunta le tue idee

“Investo molto tempo nella preparazione. Penso a lungo a ciò che voglio realizzare. Ho libri e piccoli quaderni, nei qualii scrivo tutto prima di una seduta fotografica, altrimenti dimenticherei le mie idee. Non godo di grande memoria.”

Anticipare mentalmente quello che si vuole realizzare, crearsi un’immagine nel proprio cervello, documentandosi al meglio è la base di qualsiasi progetto.Annotare su di un taccuino le idee per un’atmosfera particolare, il tipo di luce, i contrasti, insomma le tecniche da utilizzare, vuol dire creare una strategia da utilizzare.

Poi quando saremo nell’ ambiente da noi creato e ci sarà il nostro soggetto ci affideremo all’ istinto, perchè vedremo come si integrano tra loro tutte le caratteristiche, le espressioni, il modo di fare.Quindi i nostri appunti ci serviranno come punto di riferimento, anche se non li seguiremo alla lettera.

E’ sempre il momento che fà la differenza, che genera ispirazione per un grande scatto!

2. Metti a suo agio il tuo soggetto

“Le persone comuni, davanti ad un obiettivo, non si comportano come le modelle: le modelle sono pagate per star lì. Un’attrice si sente fragile davanti l’obiettivo. Tutte le donne si sentono fragili, ma un’attrice più delle altre e lo capisco benissimo. È un tale rischio per loro, e hanno davvero tante ragioni per sentirsi vulnerabili. Quando si ha simpatia per la persona che si fotografa e si vuol fare una buona foto, bisogna procedere con molta cautela e metterla a sua agio.”

Il grande maestro quì ci rivela una verità assoluta, la maggior parte dei soggetti non si sente a suo agio davanto ad una macchina foografica, siamo noi che dobbiamo farla sentire tranquilla e liberarla dall’ ansia del momento.Quindi un buon ritratto è sempre frutto del rapporto che riusciamo ad instaurare con il soggetto!

Siamo noi che dobbiamo trasmettere tranquillità, quidi se noi saremo nervosi, questa sensazione si trasmettera a tutto l’ambiente!

Solo dopo ci potremo occupare della luce e dei contrasti, che sono sempre fondamentali, ma mai quanto la naturalezza del nostro soggetto!

 

3. Libera l’indole

“Io comincio facendo ciò che ho pensato di fare. Poi mi faccio un giro e quando torno provo a cercare altre vie. Ma arrivo molto presto a un punto di saturazione, oltre il quale  tutto questo cercare mi infastidisce e mi dico che la mia prima idea era quella giusta. Ho una capacità di attenzione limitata, è per questo che non saprei fare un film. Per me, un lavoro che duri più di due giorni non è un buon lavoro. Come quando ero campione di nuoto: vincevo sui 100 metri e sarei stato ancora più forte sui 50.″

Una regola sempre assoluta è quella di seguire il proprio istinto.Quindi iniziamo con quello che ci dice il nostro inconscio e poi se serve andiamo a cercare delle alternative che possano correggere quelle che ci sembrano imperfezioni.

Quando non siamo sicuri, stacchiamoci dall’ ambiente e cerchiamo di ragionare se andare avanti con le alternative o lasciare sfogo alla prima idea!

La feretta e l’ansia sono due sensazioni negative che verranno impresse nello scatto.Sono pochissime le situazioni in cui ci servono e mai quando si tratta di un ritratto!

Altra cattiva compagna è l’adrenalina. L’adrenalina, nonostante possa innescare la creatività del momento, può rivelarsi fatale e può farci commettere errori a volte irrimediabili. Ho imparato che bisogna cercare un giusto equilibrio tra entusiasmo e razionalità, evitando fretta, voli pindarici e testardaggine.

4. Anche brutte foto, ma solo se funzionali al progetto

“Spesso cerco di fare delle ‘brutte foto’. Certo non posso fare a meno di lavorare meticolosamente, ma mi piace che le fotografie sembrino sbagliate. È per questo che ho abbandonato il Kodachrome: ha una grana troppo fine, è troppo professionale. Preferisco i colori sparati, che fanno pensare a un errore nello sviluppo. Il colore brutto mi piace, purché non sia davvero orribile, e anche le foto di traverso. Mi capita di tenere la macchina un pò di traverso, quanto basta perché la foto non sia troppo perfetta. Non penso mai al gioco grafico, o, se ci penso, è per evitarlo. Mi piacciono di più i lampadari che vengono fuori dalla testa delle persone. Li trovo divertenti, perché fanno parte di quelle cose che mi avevano proibito di fare.”

La fotografia è un’ arte e in quanto tale è figlia della nostra creatività!Ma non funziona se non aggiungiamo la tencica e la composizione!

L’arte si esprime in tutti i modi, anche con risultati che spesso sembrano errori!

Ma quante volte artisti di assoluto livello, sbagliando hanno poi creato uno stile personale.

Non bisogna dimenticare però che le regole e la tecnica sono le infrastrutture sulle quali costruire la nostra arte fotografica.
Ernest Hemingway, pur non essendo un fotografo, ci lascia un monito incontrovertibile: “le regole sono fatte per essere infrante, ma solo dopo averle imparate”.

5. Non buttare via nulla

“Le foto che scelgo quando i provini tornano dal laboratorio non sono quelle che sceglierei un anno dopo. È un fenomeno interessante – e una prova del fatto che non bisogna buttare niente. Tutto cambia, le nostre idee sulle cose cambiano.”

Questa è una verità assoluta!Di tutti gli scatti che facciamo non bisogna mai buttare nulla.

Infatti quello che cerchiamo in un ritratto, è quello che immortaliamo in quel momento.Ma tutto quello che scattiamo ci tornerà utile a distanza di tempo!

I vecchi scatti, visti con occhi nuovi, ci daranno un’idea precisa del percorso che abbiamo intrapreso, della nostra crescita, sia creativa che tecnica.

Spesso questa strada ci porterà a compiere scelte alternative, da affiancare a quelle già fatte, regalandoci un ‘immagine più completa del nostro lavoro!